Piano di riscontro in granito: gradi DIN 876, cura e verifica

In breve

Il piano di riscontro è la superficie da cui partono le misure di altezza, planarità e parallelismo: se non è piano lui, ogni misura fatta sopra eredita l’errore. Oggi è quasi sempre in granito, che non arrugginisce, non è magnetico e si dilata meno della ghisa.

La DIN 876 lo classifica per gradi di planarità. Con L la lunghezza in millimetri, il grado 00 ammette 2 × (1 + L/1000) µm, il grado 0 il doppio, il grado 1 cinque volte tanto: su un piano lungo 1000 mm sono 4, 8 e 20 µm. Va pulito e coperto dopo l’uso, sfruttato su tutta la superficie e verificato periodicamente; quando esce dal suo grado si rilappa o si declassa.

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Sul piano di riscontro appoggi il pezzo, il truschino e il comparatore, e dai per scontato che sia piano. Per questo i suoi difetti sono subdoli: un avvallamento di pochi micron al centro, dove si lavora sempre, finisce dentro ogni misura senza che nessuno se ne accorga. È anche il riferimento su cui si fa la taratura degli strumenti, quindi un piano fuori grado sporca tutto quello che ci passa sopra.

Video: pulizia e manutenzione di un piano di riscontro in granito.

Granito o ghisa

Il granito dei piani di riscontro è una pietra scura a grana fine, scelta per stabilità e durezza. Rispetto alla ghisa ha diversi vantaggi:

  • non arrugginisce e non è magnetico, quindi non trattiene la polvere ferrosa;
  • si dilata meno: circa 6–8 µm per metro e per grado, contro gli 11 circa della ghisa;
  • smorza bene le vibrazioni.

Il difetto è la fragilità: un pezzo che cade lo scheggia, e i danni alla superficie di lavoro si riparano solo con una nuova lappatura.

La ghisa resiste meglio agli urti e si può rimettere in piano con la raschiettatura, che lascia la tipica superficie a macchie capace di trattenere un velo d’olio. In cambio arrugginisce, si dilata di più ed è magnetica. Oggi si usa soprattutto per tracciatura e montaggio; per il controllo si sceglie quasi sempre il granito.

I gradi di precisione (DIN 876)

La DIN 876 divide i piani in gradi di planarità. La tolleranza cresce con la lunghezza L del piano, in millimetri[1]:

GradoPlanarità ammessa (µm)L = 630 mmL = 1000 mmUso tipico
002 × (1 + L/1000)3,3 µm4 µmLaboratorio metrologico, taratura di campioni
04 × (1 + L/1000)6,5 µm8 µmSala controllo qualità
110 × (1 + L/1000)16,3 µm20 µmOfficina, controlli a bordo macchina
220 × (1 + L/1000)32,6 µm40 µmTracciatura e montaggio

I valori arrotondati per ogni formato sono nelle tabelle dei costruttori, e quello che conta è il valore scritto sul certificato del piano. La ISO 8512-2 è la norma internazionale per i piani in granito e ha una sua classificazione: quando si compra o si fa verificare un piano conviene chiedere a quale norma e a quale grado si riferisce il certificato.

Per scegliere: il grado 00 ha senso solo in una sala metrologica climatizzata, dove anche la temperatura è sotto controllo. Per un reparto controllo qualità basta il grado 0. In officina, dove polvere e sbalzi termici si mangiano comunque qualche micron, il grado 1 è la scelta sensata.

Manutenzione: le regole che contano

Pulizia

Prima e dopo ogni uso, con un detergente specifico per piani in granito o con alcol isopropilico e un panno che non lascia pelucchi. Meglio evitare acqua e detergenti comuni: il granito è poroso, trattiene l’umidità, e gli strumenti appoggiati sopra possono arrugginire.

Copertura

Quando non si usa va coperto. La polvere è abrasiva: un pezzo fatto scorrere sopra la polvere lavora come carta vetrata e consuma il piano.

Usare tutta la superficie

Se si misura sempre nello stesso punto, di solito al centro, quella zona si consuma prima, e dopo qualche anno il piano è più basso lì che ai bordi. Conviene spostare il lavoro su tutta la superficie.

Cosa non fare

  • usarlo come banco di lavoro: niente martelli, punte per tracciare o montaggi;
  • appoggiarci bevande, cibo o pezzi bagnati e unti, che macchiano il granito;
  • trascinare pezzi pesanti o grezzi di fusione: si sollevano e si appoggiano;
  • spostarlo o cambiarne i supporti senza rispettare i punti di appoggio previsti dal costruttore, di solito tre. Un appoggio sbagliato lo deforma.

Verifica periodica

Il piano va tarato come qualsiasi altro strumento. L’intervallo dipende dall’uso: un piano d’officina usato tutti i giorni si verifica più spesso di uno in sala metrologica usato poco. Se non hai uno storico, di solito si parte da una verifica all’anno e poi si allunga o si accorcia l’intervallo in base a quanto il piano risulta cambiato.

La verifica la fa un laboratorio o un tecnico specializzato, con livelle elettroniche o con l’autocollimatore. Si misura la superficie lungo una griglia di linee e si ricava la mappa delle deviazioni, da cui esce la planarità complessiva. Il certificato riporta il valore trovato e dice se il piano è ancora nel suo grado.

Un controllo rapido si può fare con una riga di precisione: appoggiata in diverse direzioni, in controluce non deve lasciar passare luce. Non sostituisce la taratura, ma basta a scoprire un piano visibilmente consumato.

Lappatura: quando conviene

Se la verifica dice che il piano è uscito dal suo grado ci sono due strade. La prima è farlo rilappare: si individuano i punti alti e si asportano con lapidelli e abrasivi sempre più fini, controllando la planarità man mano, fino a rientrare in tolleranza. È un lavoro da specialisti, spesso fatto sul posto. La seconda è declassarlo: un grado 0 fuori tolleranza può diventare un ottimo grado 1 per l’officina.

Il costo della lappatura dipende da dimensioni e grado richiesto: conviene chiedere un preventivo e confrontarlo con il prezzo di un piano nuovo dello stesso formato.

Cosa serve per lavorare sul piano

Per l’officina basta un grado 1; il grado 0 ha senso in sala controllo. Il certificato deve dire a quale norma e a quale grado si riferisce.

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Domande frequenti

Posso lappare il piano da solo?

In teoria sì, in pratica no. Servono abrasivi, attrezzatura e soprattutto strumenti per misurare la planarità mentre si lavora; senza, è facile peggiorare il piano invece di sistemarlo.

Perché il mio piano ha delle macchie scure?

Di solito sono residui di olio o di liquidi, o ruggine di strumenti appoggiati umidi, assorbiti dalla superficie. Spesso non vanno più via, ma se il piano è pulito non cambiano la planarità.

Posso montare pezzi con le morse sul piano di riscontro?

Solo su un piano di grado 1 o 2 destinato al montaggio, e con cautela. Su un grado 00 o 0 no: urti e serraggi possono scheggiarlo o rovinarne la planarità.

Come capisco se il mio piano è ancora buono?

Con la riga di precisione si scopre un piano molto consumato. Per sapere quanto è piano davvero serve una verifica con certificato, fatta da un laboratorio o da un tecnico specializzato.

In pratica

Puliscilo e coprilo dopo ogni uso, non usarlo come banco di lavoro e sfrutta tutta la superficie, non sempre la stessa zona al centro, così si consuma in modo uniforme. Quando la verifica dice che è uscito dalla sua classe puoi farlo rilappare oppure declassarlo: un grado 0 fuori tolleranza può diventare un ottimo grado 1 per l’officina.

Gli altri strumenti sono raccolti nella guida agli strumenti di misura.

Fonti

  1. Surface accuracy to DIN 876 – Mytri

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