Taratura di calibri e micrometri: procedura e requisiti ISO 9001

In breve

Tarare uno strumento vuol dire confrontarlo con un campione riferibile, di solito blocchetti pianparalleli, e registrare l’errore trovato. Se l’errore sta dentro il limite ammesso dal costruttore o dalla norma, lo strumento è conforme; altrimenti si regola, si declassa o si scarta. La regolazione è un’altra cosa: è l’intervento che corregge l’errore.

La ISO 9001, al punto 7.1.5, non fissa gli intervalli. Chiede che gli strumenti siano tarati o verificati a intervalli stabiliti, riferibili a campioni nazionali o internazionali, identificati e protetti da regolazioni che invaliderebbero il risultato. Per un micrometro da officina dodici mesi sono un punto di partenza comune.

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Un calibro che segna 10,00 quando il pezzo misura 10,05 non dà nessun segnale: continua a mostrare numeri puliti, e i pezzi sbagliati passano. La taratura periodica serve a scoprirlo prima del cliente, ed è uno dei primi punti che un auditor ISO 9001 va a guardare.

Taratura, regolazione e verifica: tre cose diverse

  • Taratura (in inglese calibration): il confronto con un campione di valore noto e riferibile. Il risultato è l’errore dello strumento, con la sua incertezza. Non si tocca niente.
  • Regolazione, o messa a punto (adjustment): l’intervento che riduce l’errore, per esempio riportare a zero un micrometro con la sua chiave.
  • Verifica: il confronto tra l’errore trovato e il limite ammesso, l’MPE (maximum permissible error) fissato dalla norma dello strumento o dal costruttore. Dice se lo strumento è conforme oppure no.

In officina si sente spesso «calibrazione»: è un calco dall’inglese, il termine tecnico italiano è taratura.

Cosa chiede la ISO 9001 (punto 7.1.5)

La ISO 9001 chiede che gli strumenti usati per dimostrare la conformità del prodotto siano:

  1. tarati o verificati a intervalli stabiliti, o prima dell’uso;
  2. riferibili a campioni nazionali o internazionali; se non esistono, va registrata la base usata per la taratura;
  3. identificati, in modo che se ne capisca lo stato, per esempio con un’etichetta con la scadenza;
  4. protetti da regolazioni, danni o deterioramenti che invaliderebbero il risultato.

Chiede anche di valutare cosa fare dei risultati precedenti quando uno strumento si rivela non adatto. Gli intervalli invece non li fissa: li decide l’azienda, che deve saperli giustificare.

Video: taratura di un micrometro con i blocchetti di riscontro.

L’ambiente

  • Temperatura: il riferimento è 20 °C. Un pezzo d’acciaio di 100 mm si allunga di circa 1,2 µm per ogni grado in più, e su un micrometro è già una parte importante dell’errore ammesso. Il discorso vale anche per il piano di riscontro su cui si lavora.
  • Stabilizzazione: strumenti e campioni nello stesso ambiente per almeno 2–4 ore prima della taratura, maneggiati il meno possibile. Anche il calore della mano conta.
  • Pulizia: blocchetti e facce di misura puliti e sgrassati.

Taratura del calibro a corsoio (ISO 13385-1)

Cosa serve

  • blocchetti di riscontro di grado 1 o 2, in alcune misure distribuite sul campo;
  • un anello di riscontro, oppure blocchetti con gli accessori, per i becchi per interni;
  • un piano di riscontro per l’asta di profondità.

Passaggi

  1. Controllo visivo: scorrimento senza punti duri né gioco, becchi senza ammaccature, scala o display leggibili.
  2. Zero: a becchi chiusi e puliti deve segnare 0,00, e in controluce tra i becchi non deve passare luce.
  3. Misure esterne: blocchetti in tre o quattro punti del campo, per esempio 10, 50, 100 e 150 mm su un calibro da 150, misurando sia vicino alla base dei becchi sia verso la punta. L’errore più grande trovato si confronta con quello ammesso.
  4. Misure interne: con l’anello di riscontro, o con blocchetti e accessori.
  5. Profondità: con un blocchetto appoggiato sul piano di riscontro.

Su un calibro digitale da 150 mm l’errore ammesso è di solito ±0,02 o ±0,03 mm: il valore da usare è quello dichiarato dal costruttore. Come si legge e si usa il calibro è spiegato nella guida al calibro a corsoio.

Taratura del micrometro per esterni (ISO 3611)

Cosa serve

  • un set di blocchetti per micrometri, o almeno blocchetti di grado 1;
  • un piano ottico, per controllare planarità e parallelismo delle facce di misura.

Passaggi

  1. Controllo visivo: frizione o cricchetto, bloccaggio, scorrimento della vite senza punti duri.
  2. Planarità e parallelismo delle facce: con il piano ottico, contando le frange di interferenza.
  3. Zero: a facce chiuse, usando sempre la frizione, deve segnare zero. Se serve si regola con la chiave in dotazione, e la regolazione va registrata.
  4. Errore lungo il campo: blocchetti in più punti, scelti in modo che la vite lavori in posizioni angolari diverse. Il set classico per un 0–25 mm è 2,5 – 5,1 – 7,7 – 10,3 – 12,9 – 15,0 – 17,6 – 20,2 – 22,8 – 25,0 mm.
  5. Valutazione: l’errore massimo deve stare dentro il limite dichiarato, che per un buon micrometro 0–25 mm è spesso di ±2 µm.

Attenzione alla forza: anche in taratura si usa sempre la frizione o il cricchetto. Stringere a mano cambia la lettura di qualche micron. La lettura è spiegata nella guida al micrometro.

Ogni quanto tarare

Non c’è una regola fissa: l’intervallo dipende da quanto e dove si usa lo strumento. Come punto di partenza:

  • uso intensivo o ambiente gravoso: ogni 3–6 mesi;
  • uso normale: ogni 12 mesi;
  • uso sporadico: ogni 24 mesi.

Poi si corregge con lo storico. Se alla taratura gli strumenti risultano spesso fuori tolleranza l’intervallo si accorcia; se sono sempre ampiamente dentro, si può allungare.

Se uno strumento è fuori tolleranza

  1. Isolalo con un’etichetta ben visibile, perché nessuno lo usi.
  2. Valuta l’impatto: quali pezzi sono stati misurati con quello strumento dall’ultima taratura buona, e se l’errore trovato può averne fatto passare di non conformi.
  3. Decidi: regolazione e nuova taratura, declassamento a usi meno critici oppure rottamazione.

Cosa serve per la taratura interna

Per la ISO 9001 i campioni interni devono essere a loro volta tarati e riferibili: compra blocchetti con certificato, o falli tarare da un laboratorio accreditato.

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Domande frequenti

Posso tarare gli strumenti internamente?

Sì. La ISO 9001 lo permette se hai campioni di riferimento a loro volta tarati da un laboratorio accreditato, in Italia da ACCREDIA, una procedura scritta e la registrazione dei risultati.

Calibrazione e taratura sono la stessa cosa?

Sì. «Calibrazione» è un calco dall’inglese calibration; il termine tecnico italiano è taratura. La regolazione, o messa a punto, è invece l’intervento che corregge l’errore.

Cosa fare se uno strumento è fuori tolleranza?

Se l’errore supera quello ammesso, lo strumento va regolato se possibile, declassato a usi meno critici o rottamato. E va sempre valutato se i pezzi misurati nel frattempo sono a rischio.

In pratica

Un sistema che regge a un audit è semplice: elenco degli strumenti con codice e scadenza, certificati riferibili a campioni nazionali, intervalli decisi in base all’uso e allo storico delle tarature, e una procedura per quando uno strumento risulta fuori tolleranza, che dica cosa fare dei pezzi già misurati con quello strumento.

Gli strumenti di officina sono raccolti nella guida agli strumenti di misura.

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